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Il mio carrello della spesa è educato

Il carrello minimal

Da piccola, uno dei miei cartoni animati preferiti era La carica dei 101 di Walt Disney. Nella scena iniziale Pongo è affacciato alla finestra e vede passare una variegata sfilata di cani con i loro padroni. Le accoppiate sono geniali: colui che tiene il guinzaglio è l’esatta versione umana dell’animale legato all’altra parte del filo (o viceversa?). Oggi, a distanza di almeno una ventina di anni, talvolta mi diverto a ritrovare delle somiglianze del tutto simili tra le persone e i loro carrelli della spesa.

Alcuni carrelli sembrano fatti per imparare le tabelline, ci sono tre oggetti per ogni articolo: tre confezioni di carta igienica, tre barattoli di salsa, tre confezioni di merendine, tre detersivi per i piatti. Di norma questo non significa che la famiglia è composta di tre elementi (padre, madre e figlioletto?). No. Ma che la signora alla guida ha una vera fissazione per le offerte. Queste persone di norma non si preoccupano di cosa gli venga offerto ma di quanto. Tre per due, sconti, punti e carte fedeltà sono la loro ossessione e non comprano mai niente che non si presenti con l’etichetta “offerta”. Sono le più insospettabili, donne lavoratrici, casalinghe di professione o nonne a tempo pieno. Mai le mamme di primo pelo, che per i primi anni dei loro figli scelgono soltanto il meglio. Non c’è da stupirsi se le donnetabellina hanno la casa piena di cose inutili, ma pagate “una sciocchezza”, e se sono un po’ stressate è perché passano il tempo a spostarle da una parte all’altra della dispensa lamentandosi che in casa non c’è abbastanza spazio.

Poi ci sono le bulimichedellaspesa. Di norma vanno in giro con un paio di carrelli (uno non gli basta) e ci mettono dentro di tutto. Sneaks, patatine, surgelati, chili di carne che poi congeleranno, merendine, bibite (specialmente gassate e zuccherate), sughi pronti e numerosi altri generi alimentari che si fa fatica ad immaginare. Come appaiano i guidatori di questi carrelli non serve dirlo. Si muovono a fatica e sono quelli che ti fanno spostare il carrello perché non ci passano, visti i loro fianchi non propriamente sottili. Di bulimico hanno anche il cestino della spazzatura, sempre pieno, …e l’armadietto delle medicine.

Che dire poi delle brandvictims. Comprano solo se è di marca e di quella più costosa. Fanno ore di fila al reparto affettati e formaggi, pesce e piatti pronti. Non si preoccupano del prezzo e si vede. Quando arrivano a pagare non fanno una smorfia e tirano fuori dal portafoglio Louis Vitton centinaia di euro senza battere un ciglio. Le donne brandvictims vanno a fare la spesa con i tacchi e con il rossetto, scodinzolano affabilmente e sono quelle che se non stai attenta ti fregano il posto nella fila.

Poi ci sono lesalutiste. Tutto quello che finisce nel loro carrello deve avere una qualche funzione per l’organismo, meglio se antiossidante, anti-aging o energizzante. Vogliono ovunque la scritta “bio”, pretendono dai loro biscotti una qualche magica funzione riequilibrante per l’intestino e acquistano lo yougurt solo se dà energia. Loro invece appaiono un po’ “sgonfie”. Forse perché passano il tempo libero a misurarsi il girovita e a contarsi le rughe.

Anch’io ho fatto parte di questo “gioco delle coppie” una volta. Nell’arco della mia vita credo di aver impersonato tutte le tipologie che ho appena elencato. Ma oggi posso dire di appartenere a un altro tipo di consumatore, quello dal carrello minimal.

Se c’è un lato positivo nell’avere un conto in banca da appena 4.000 euro e neanche un’entrata sicura è che nessuna etichetta ti sta più bene addosso perché fai la spesa solo ed esclusivamente per mangiare. Via il superfluo, non ci sono offerte che tengano, marche a cui affezionarsi, poteri magici (neanche se ti promettono dieci anni di meno e un sorriso da fata) da rincorrere. Niente di quello che viene selezionato per entrare nel tuo carrello della spesa verrà dimenticato nel frigorifero. Tutto è destinato ad essere cucinato e ri-cucinato fino all’ultimo avanzo. Sono bandite carni rosse e pesce (costano troppo), parmigiano reggiano (il grana è più economico), cibi già pronti (a farli si spende meno).

Il carrello minimal può sembrare un po’misero, ma ha i suoi vantaggi. Innanzitutto è un carrello educato: non fa aspettare molto quelli che sono in fila dietro di te, non fa venire un’ernia a chi lo deve portare per le scale di casa, non richiede troppo tempo per pensare “oddio cosa faccio da mangiare!” e infine ricopre esattamente il fabbisogno alimentare di una coppia di persone. Presto, quando il mondo raggiungerà i dieci miliardi di individui, non ci sarà più posto per i carrelli “maleducati”. Ma i supermercati brulicheranno di carrelli minimal e facce allegre.

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2 risposte a “Il mio carrello della spesa è educato

  1. Severino ⋅

    Tutto questo per dire…aglio e olio anche stasera?

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